Grazie all’integrazione di dati di gravità, deformazione del suolo e flussi di gas, i ricercatori hanno ottenuto nuove informazioni sui processi che hanno preceduto l’eruzione del 2018, migliorando la comprensione e il monitoraggio dei vulcani attivi.
Il recente studio Multiparameter insights into the months-long evolution of Mt. Etna discharge system prior to the December 2018 eruption, pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews a cura dei ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha indagato le dinamiche profonde durante i mesi che hanno preceduto l’eruzione del 24–27 dicembre 2018 del vulcano Etna. I risultati raggiunti dal team di ricerca hanno rivelato processi pre-eruttivi finora non del tutto compresi, offrendo informazioni preziose per il monitoraggio delle attività vulcaniche.
L’eruzione, tra le più significative degli ultimi vent’anni per deformazione del suolo e rilascio di energia sismica, è stata analizzata combinando dati geofisici, geochimici e serie temporali precedentemente non pubblicate.
I ricercatori hanno scoperto che l’accumulo di magma a profondità relativamente basse (circa 2 km sotto il livello del mare) è avvenuto in un arco di tempo molto breve, tra ottobre e novembre 2018. Questo rapido trasferimento è stato facilitato da un incremento nella permeabilità dell’apparato eruttivo centrale del vulcano, con conseguente riduzione del flusso periferico di anidride carbonica (CO2). Questa rapida intrusione magmatica ha destabilizzato la parte superficiale del sistema di alimentazione del vulcano, creando le condizioni favorevoli all’innesco dell’eruzione laterale del 24-27 dicembre.
L’approccio multiparametrico dello studio, che integra dati di gravità, deformazione del suolo e flusso di gas, ha permesso di chiarire meccanismi complessi e ha messo in evidenza il ruolo che la compressibilità del magma riveste sia nella regolazione dei processi pre-eruttivi, che nelle caratteristiche dei dati utilizzati per il monitoraggio dei vulcani attivi.
Oltre a fornire un quadro coerente per spiegare i fenomeni legati all’eruzione del dicembre 2018, lo studio sottolinea l’importanza di un’analisi integrata di dati di diversa natura per comprendere il comportamento di vulcani complessi come l’Etna. Questo approccio può migliorare la capacità di monitoraggio delle eruzioni e supportare la sicurezza delle comunità che vivono nelle vicinanze dei vulcani attivi.
La ricerca è stata realizzata nell’ambito dei progetti europei NEWTON-g e EQUIP-G, finanziati dai programmi Horizon 2020 e Horizon Europe.
Link utili
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
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Fig. Posizione delle sorgenti di pressione e di massa durante la fase 2.
La figura mostra, in 3D, le zone in cui si trovavano le sorgenti di massa e pressione sotto la sommità del Monte Etna tra ottobre e dicembre 2018. I punti rossi rappresentano le soluzioni delle inversioni Monte Carlo dei dati di deformazione, mentre la superficie grigia indica l’area in cui le sorgenti di massa dovevano trovarsi per spiegare le variazioni di gravità osservate. La sezione est-ovest evidenzia anche la distribuzione di probabilità relativa alla profondità della sorgente di pressione.

